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    UE, Accordo di Associazione con la Russia: ci pensa Papa Francesco

    UE, Accordo di Associazione con la Russia: ci pensa Papa Francesco!
    Nota di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto.

    L’incontro di oggi a Cuba tra Kirill, Patriarca di Mosca, e Papa Francesco, è un evento storico ma non sarò certo io a spiegarne i motivi religiosi, oltre che di natura politica tra una chiesa cattolica e una ortodossa divise dal 1054.  Quello che invece mi preme sottolineare, come federalista europeo da 44 anni e orgoglioso di appartenere alla cultura italiana dell’amore, è quanto, di fronte a tale evento, la politica dell’Unione europea sia indietro anni luce. E lo sia proprio culturalmente e, quindi, alle fondamenta. 
    Anche le pietre sanno che la modernità è nata in Europa. Che culturalmente essa ha, nella cosiddette Avanguardie Storiche, la sua origine. Avanguardie che hanno avuto il loro epicentro a Parigi come a Mosca ma, dalla seconda guerra mondiale, il ventricolo destro e quello sinistro del cuore culturale moderno europeo sono stati separati. E nemmeno il crollo dell’URSS e del comunismo ad Est è riuscito finora a farli riunire e far nuovamente battere il cuore europeo della originaria modernità.
    Eppure i motivi politici, economici e sociali, per tendere la mano, aiutare la Russia subito dopo il crollo del comunismo c’erano tutti, allora come oggi, a cominciare dal consolidamento della democrazia, ma ciò non è accaduto e non accade.
    Piuttosto che stringere accordi con Mosca, in continuità territoriale con l’Unione, si preferisce farne uno solo Transatlantico che, come ha spiegato Jeronim Capaldo nel suo studio condotto con i criteri del Global Policy Model delle Nazioni Unite, porterà una riduzione del commercio intra-europeo, assestando un ulteriore colpo all’auspicabile federazione europea e un’ancor più forte stretta coloniale statunitense sui popoli dell’Unione europea.

    L’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca di Mosca ha il merito culturale e, insisto, quindi fondamentale, d’aver avviato la riunificazione dei due ventricoli del cuore europeo a partire dalla cultura religiosa ma, ora, anche l’arte e la cultura europea devono unire quei ventricoli, in continuità con le Avanguardie Storiche, divenendo Avanguardia che si fa Esercito: pena la perdita di centralità nello “sviluppo della civiltà umana” e la decadenza definitiva del loro ruolo innovativo e creativo.

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